Corte Appartamenti Carloforte

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Isola di San Pietro - Sardegna

 


L' Isola di San Pietro, le modifiche delle colonizzazioni

L'isola di San Pietro è emersa nel Miocene ( tra 22,5 e 6 milioni di anni fa ) in seguito alle spaventose eruzioni che sconvolsero nel terziario tutta la terra.
Nel Quaternario ( 600.000 anni fa ) essa subì l'azione del vento e dell'acqua che la modellarono nell'attuale stato creando la spiaggia sabbiosa dello Spalmatore ).
Nel neolitico fu abitata e la prova è nello antropomorfo rupestre ( un graffito in pietra che descrive una scena di caccia: il cacciatore con l'arco teso nell' atto di colpire la preda ) ritrovato in zona Picchi di Ravenna in mezzo alle tombe a tafone ( gotticcelle ). Altre presenze sono state rintracciate nella zona Grotte, in zona Bobba è a Tacca Rossa. Verso l' VIII popolazioni in fuga in seguito alla conquista fenicia di Sulci ( l'attuale Sant' Antioco ) trovarono rifugio nell'isola e costruirono sicuramente i 5 Nuraghi di cui si sono trovate le tracce.
La presenza nuragica non rilevante se rapportata l'estensione dell'isola era disposta ai vertici di un rombo con diagonale maggiore sulla linea Bricco del Polpo-Resciotto.

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Lo schema dei 5 Nuraghi è tancato: così il nuraghe nonotorre dell' altura della Laveria, il recinto fortificato della Piramide, in Nuraghi di Bricco del Polpo e di Bricco Resciotto ( questo forse più complesso e che per lo sviluppo delle opere difensive potrebbe far pensare ad un Nuraghe polilobato ) ed infine quelli in zona Tanche.
La funzione di questi Nuraghi doveva essere militare è sicuramente difensiva. Nel VII secolo l'isola di San Pietro fu interessata dalla colonizzazione fenicia. I Fenici la chiamarono Enosim ( Inosim ) che significava isola degli Sparvieri per i numerosi falchi che ne popolavano le scogliere. L'isola non fu soltanto uno scalo per le navi Fenicie che incrociavano il mare della Sardegna occidentale per il rifornimento dell'acqua, per le riparazioni delle navi o per sottrarsi alle tempeste, ma un centro di pesca.
L'isola era ricca di legname di minerali; nel mare abbondavano il pesce azzurro, il tonno, le pinne da qui Fenici traevano il bisso ed i murici da cui ricavavano la porpora.
La presenza fenicia fu evidenziata negli scavi effettuati da F. Barreca. presso la torre di San Vittorio in cui si ritrovarono ruderi di una cinta fortificata con grandi blocchi irregolari e dal tempio di Baal Shamim ( Shamim, il signore dei cieli ) non ancora riportato alla luce cui si riferisce l'epigrafe della base lapidea trovata a Cagliari e conservata in quel museo: "Al signore dei cieli adorato nell'isola degli Sparvieri", che fa pensare all'esistenza di un luogo di culto, ad un santuario nel quale si recavano in pellegrinaggio le popolazioni limitrofe.
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Verso il 510 a.C. la presenza fenicia fu continuata dei Punici che con Amilcare ed Asdrubale conquistarono tutta la Sardegna e che nel 238 a.C. fu costruita dai Romani col console Tiberio Sempronio Gracco che conquistò la parte sud occidentale della Sardegna.
La presenza Romana fu alquanto numerosa e lo dimostra la necropoli rinvenuta nel 1878 in località Spalmatore da F. Vivant e da V. Crespi. Queste tombe erano formate da pietre disposte a forma di piramide e si elevavano a metri 0,50 dal suolo e contenevano ceramiche, anfore vinarie e monete risalenti agli Antonini ( II secolo d.C. ).
Anche in altre parti dell'isola furono rinvenute tombe, monete, utensili, cocci di ceramica, pozzi ed un pagus romano in località Macchione.
L'isola che era stata ribattezzata dai greci Ierakòn Nèsos, prese il nome latino di Accipitrum Insula.

Dopo la caduta dell'impero Romano l'isola fù sicuramente abitata sino al VIII secolo.
In seguito alle frequenti incursioni operate dai vandali, dagli arabi d'Africa e di Spagna ( che occuparono Sant' Antioco ) e dai barbareschi l'isola rimase deserta sin verso il 1200 anche se, come dimostra la carta nautica del duecento "compasso da navigare " poteva offrire un riparo sicuro a tutti i naviganti ed era il centro delle numerose rotte del Mediterraneo occidentale.
Dopo il 1200 i Benedettini chiamati dal governo Giudicale si stanziarono nell'isola di San Pietro coltivando la terra, pescando ed impiantando saline e peschiere ( lo testimoniano i ruderi ritrovati nella Caletta ).

Dopo il 1200 i Benedettini chiamati dal governo Giudicale si stanziarono nell'isola di San Pietro coltivando la terra, pescando ed impiantando saline e peschiere ( lo testimoniano i ruderi ritrovati nella Caletta ).
Nel 1936 uno spaventoso naufragio investì due delle sette navi che costituirono la flotta della Crociata dei Fanciulli diretta da Marsiglia in Terra Santa e che si schiantarono contro la roccia detta Scoglio del Recluso verso la punta nord-orientale dell'isola Piana.
I corpi di molti piccoli crociati furono trasportati dalle forti correnti tra le alghe che ancora costeggiano la costa orientale dell'isola in località Spalmatore di dentro ( l'attuale spalmadureddu).
A ricordo dell'avvenimento che commosse il mondo cattolico il papa Gregorio IX fece costruire una chiesetta dove si raccolsero le ossa dei ragazzi e che fu dedicata ai novelli innocenti.
Verso il 1258 l'isola passò ai pisani e da questi nel 1323 agli Spagnoli.
In seguito divenne covo dei pirati saraceni che potevano sia trovarvi rifugio, che dominare un lungo tratto della costa occidentale Sarda ed anche luogo di incontro tra mercanti o trà pirati per il baratto di merci o lo scambio di schiavi di prigionieri.

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Nel 1580 l'isola fu descritta dal G.F.Fara nel libro "De chorographia et de rebus Sardois".
Dal 1600 in poi l'isola, come evince dalla relazione di Agostino Tagliafico dovette presentare un costante insediamento umano anche se non rilevante: lo dimostrano i documenti esistenti all'archivio di Stato di Cagliari, la costruzione di progetti di costruzione di torri di difesa e la data 1708 scolpita nella pietra di una casetta di campagna in ragione Golfa.
Dopo le guerre di successione spagnola 1700 l'isola passò agli Austriaci 1708 e da questi ai Savoia 1720 in seguito al trattato di Londra.
L'11 settembre 1720 si insediava Cagliari il primo viceré piemontese. Il resto è storia recente che la ricerca ha definitivamente accertato.
 
 
 

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